Cantadores

canuTONINO CANU

Nato a Perfugas nel 1932, fin da giovane si trasferì a Sassari insieme alla famiglia per motivi di lavoro, divenendo così sassarese di adozione. Giovanissimo iniziò a cantare in sardo, accompagnato alla chitarra dal fratello Salvatore. All’eta di sedici anni esordì a Sassari durante una festa patronale, accompagnato alla chitarra da Antonio Marongiu, di Osilo, chitarrista ancora giovane anche lui. Il vero battesimo, però, avvenne nel 1951, ugualmente a Sassari, quando venne chiamato al confronto con cantatori già affermati: Pietro Porqueddu, di Porto Torres, e Mario Scanu, di Luras. In quella aoccasione era accompagnato alla chitarra da Emilio Oggiano, di Mores.
Sono del 1961 le sue prime incisioni, presso la casa discografica RCA, a Roma. Insieme a Giuseppe Chelo e al chitarrista Pietro Fara, costituisce il Terzetto sardo. L’anno seguente, sempre come Terzetto sardo, incide altri dischi per la Fonit Cetra, a Torino. In seguito il Terzetto sardo (Canu, Chelo e Fara) cambia denominazione e diventa il Trio del Logudoro; soprattutto, i tre risultano fra gli artisti più richiesti e apprezzati in tutta Sardegna.
Tonino Canu, nel suo personalissimo modo di cantare,  aveva caratteristiche vocali di grande impatto, potente, dall’espressione  piuttosto vivace. Una personalità capace di imporsi e di entusiasmare il pubblico, di dare un particolare impulso alla serata, anche perchè era capace di improvvisare, il più delle volte con dei trallaleru e delle stornellate. Eccelleva però maggiormente in alcune precise interpretazioni, come il canto in re e i muttos.
Durante la sua ricca carriera, durata oltre venticinque anni, ha calcato quasi tutte le piazze della Sardegna, si è esibito spesso in Italia e anche all’estero, riscuotendo ovunque grandi successi e simpatie.

cartaMARIA CARTA

Nata a Siligo nel 1934, Maria Carta, dopo aver trascorso la sua infanzia nel suo paese, si trasferisce a Roma portandosi appresso la sua passione artistica e insieme il grande patrimonio folkloristico sardo a cui si sente strettamente legata. A Roma avvia la sua notevole e variegata attività culturale, artistica e politica, che possiamo riassumere dividendola per settori.
Cinema: “Una voce, una terra”, film documentario, “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli, “Il padrino, parte 2^” di Francis Ford Coppola, “Cadaveri eccellenti”, di Francesco Rosi, “Il camorrista” e “Disamistade” di Gianfranco Cabiddu, “Il pastore” di Pietro Nelli, “Il reietto delle isole”, prodotto dalla RAI, e altri ancora.
Teatro: “Medea”, per la regìa di Luis Enriquez, “Le memorie di Adriano”, per la regìa di Maurizio Scaparro e infine “A piedi nudi verso Dio” nel ruolo di Santa Teresa d’Avila.
Poesia: “Canto rituale”, una raccolta di componimenti dedicati a personaggi e luoghi della sua terra natale.
Infine, la musica, attraverso la quale porterà la Sardegna in tutto il mondo, rivelandosi così la più prestigiosa ambasciatrice della nostra cultura e della nostra storia. Nel campo musicale sono talmente tante le registrazioni, le apparizioni televisive, le tournèe all’estero, che risulta impossibile elencarle. Ricordiamo con orgoglio il suo concerto forse più importante, all’Olimpia di Parigi.
Giova qui ricordare che Maria Carta ha svolto anche una notevole attività politica: è stata infatti per cinque anni consigliere comunale a Roma, dal 1976 al 1981, eletta nelle file del PCI.
Il suo ultimo concerto si è svolto a Tolosa, organizzato dall’Università di Torino, dove aveva insegnato nel 1990/91. L’ultima apparizione, giàgravemente malata, si è invece svolto a Cagliari, durante un concerto dedicato a lei da vari artisti sardi.
E’ morta a Roma nel 1994, a soli sessant’anni. Le sue spoglie si trovano nel cimitero di Siligo. Sempre a Siligo è stata realizzata una Fondazione a lei dedicata, la quale organizza ogni anno il Premio “Maria Carta” allo scopo di valorizzare e premiare artisti sardi e non e per ricordare la sua figura e la sua opera.

cauMARIA TERESA CAU

Nata a Ozieri nel 1944, Maria Teresa Cau ha rappresentato, nella sua pur breve carriera, una figura eccellente e suggestiva del canto sardo a chitarra. Il suo paese e l’ambiente nel quale è nata e cresciuta hanno sicuramente contribuito ha forgiarla nello spirito e nella voce. Fin da giovanissima si interessa del canto sardo con grande passione e si avvia ad apprendere rapidamente i primi rudimenti. Ed ecco che all’età di 14, 15 anni la troviamo che già canta con sicurezza e padronanza, in grado di esprimersi con uno stile ben definito, personale.
A 16 anni incide i suoi primi dischi, a Napoli, presso la casa discografica Vis Radio. Negli anni ’60 Maria Teresa Cau è; uno dei componenti del gruppo “Quartetto Logudoro”, insieme al cantadore  Leonardo Cabizza, al fisarmonicista Antonio Ruiu e al chitarrista Aldo Cabizza. Si tratta di un gruppo di artisti che, per il suo talento espressivo e variegato, si impone decisamente all’attenzione del pubblico e che ottiene vastissimi consensi.
Maria Teresa Cau ha avuto modo di esprimersi in tutta la sua personalità artistica, confrontandosi con i più grandi cantadores del tempo e lasciando una traccia indelebile con la prestigiosa carriera. Purtroppo, la cantante muore prematuramente, nel 1977, all’età di 33 anni. A lei il comune di Ozieri dedica periodicamente una manifestazione di commemorazione.

cheloGIUSEPPE CHELO

Nato a Sassari nel 1938, Giuseppe Chelo è comunque considerato osilese, in quanto le sue origini  sono  proprio di Osilo, precisamente della frazione San Lorenzo.  Dopo  un periodo di attento e appassionato apprendistato, durante il quale ha ascoltato numerosi cantatori già affermati, Giuseppe Chelo esordisce felicemente a  Cargeghe nel 1958, in compagnia di Chiccheddu Mannoni e del chitarrista Adolfo Merella.
Dopo l’esordio ufficiale a Cargeghe, Chelo si esibisce a Narbolia, questa volta insieme a Antonio Nuvoli e al chitarrista Nicolino Cabizza. Ma il suo compagno  abituale divenne Tonino Canu, la sintonia fra i due era  perfetta, e le prestazioni se ne avvantaggiavano visibilmente. Rappresentavano due modi cantare diversi, ma forse proprio per questo le serate ne risultavano arricchite, più brillanti e soprattutto  interessanti per il pubblico che li seguiva con grande attenzione e puntualità.
La produzione discografica di Giuseppe Chelo  è  ricca e di qualità, con  notevoli consensi di pubblico, che hanno contribuito  alla sua affermazione nella gran parte della piazze della Sardegna. Le sue esibizioni sono approdate in Italia e all’estero, con grande successo, come a Francoforte, Dusseldorf, Montecarlo e in altre città europee e italiane. Ricordiamo che come Terzetto sardo, insieme a Canu  e Fara, ha inciso diversi dischi con la RCA italiana, a Roma.  Con il nome di Duetto logudorese, insieme al chitarrista Pietro Fara, ha poi inciso alcuni brani su 45 giri, sempre negli studi della RCA italiana. Fra questi ha ottenuto un particolare successo il  brano dal titolo Mi giamana a soldadu, che risultò di pieno gradimento anche dei più giovani.
Oltre a quelle appena ricordate, le registrazioni più importanti riguardano un LP, prodotto dalla UP di Roma, denominato “La nuova compagnia della canzone sarda”, inciso insieme al cantadore Mario Firinaiu, al chitarrista Aldo Cabizza e al fisarmonicista Peppino Pippia; inoltre, “Canzoni fra i nuraghi”, prodotto dalla Aedo, inciso con Pietro Fara e Peppino Pippia; infine, “Cantos tradizionales sardos”, prodotto dall’editore Solinas, accompagnato da Antonio Marongiu e da Peppino Pippia.
Giuseppe Chelo ha concluso la sua carriera nel 1989, dopo 33 anni di  attività.  Le sue esibizioni sono attualmente circoscritte  a pochissime occasioni, come ricorrenze e festeggiamenti particolari e commemorazioni di altri artisti.

cossuLUIGINO COSSU

Nato a Trinità d’Agultu, nel 1898, Luigino Cossu ha fatto parte dei cantadores della prima generazione e vanta sicuramente una prestigiosa carriera, motivo per cui ha anche costituito un punto di riferimento e un valido insegnamento per quanti si sono poi affacciati nel panorama del canto sardo a chitarra.  La sua carriera si è sviluppata con notevole successo nella maggior parte della Sardegna, fra gli emigrati sardi in Italia e all’estero.
All’età di vent’anni mette alla prova la sua personalità vocale cantando insieme a Candida Mara, a Tempio Pausania. Aveva una personalità efficace, essenziale, capace di imporsi anche a un pubblico competente ed esigente. Era soprattutto nel canto gallurese che riusciva ad esprimere tutta la sua originalità espressiva, naturale e immediata. Così Luigino Cossu eccelleva, ad esempio, cantando “Tu di lu mari” e una “Disisperada gallurese”, con interpretazioni personali, decisamente originali, che hanno lasciato nel tempo un’impronta propria e duratura, tanto da diventare un classico del canto sardo a chitarra.
La sua prima registrazione risale al 1929. Insieme a Pietro Porqueddu e ad Antonio Desole incide infatti un disco a 78 giri con la casa discografica La voce del padrone, a Milano. Nel 1939, su invito del poeta Antonio Cubeddu, allora residente nella capitale, partecipa a una importante serata canora che si svolge a Roma, durante la quale si esibisce in compagnia di altri cantadores e sonadores.
Dopo averci lasciato una brillante carriera e molte registrazioni – un patrimonio al quale hanno attinto moltissimi cantadores -, Luigino Cossu  muore nel 1972, nella sua casa di Frati Cani, comune di Oschiri. Il nipote, Luigino Cossu junior, rappresenta oggi il degno continuatore, il quale è validissimo cantadore, come il nonno, e anche sonadore.

cu_44FRANCESCO CUBEDDU

Francesco Cubeddu è nato a Bulzi (SS) nel 1924, le sue origini artistiche probabilmente provengono dalla famiglia della madre, imparentata con Pepe e Domenico Mele. Fin da bambino Francesco Cubeddu prese a seguire i cantadores,  sempre più innamorato dei loro canti, e fu proprio in questo periodo che conobbe molti di questi, fra i quali Giovanni Gavino Degortes, Antonio Desole e Luigino Cossu. Il talento naturale, ma anche la passione e la paziente attenzione nel seguire le esibizioni dei cantadores, fecero di lui – a parere dei suoi estimatori – il più grande dei cantadores di tutti i tempi. L’aver fatto tesoro dei consigli, dei suggerimenti, l’aver ascoltato l’incoraggiamento di amici, parenti e compaesani, certo ha contribuito a farlo maturare, a perfezionare le sue già eccezionali qualità interpretative. Le sue prime prove sono del tutto private, si svolgono durante i lavori in campagna, in particolare in occasioni della mietitura, dove tanti amici potevano ascoltarlo e valutare la sua voce ancora in fase di formazione.
Il suo esordio avviene a Perfugas, nel 1944, con al fianco Cossu, Scanu e Desole, accompagnato alla chitarra da Adolfo Merella. La sua notorietà e il suo talento trovarono il naturale coronamento a Sassari, nel 1947, durante i festeggiamenti dell’agosto sassarese. Nella manifestazione riservata a cantadores e chitarristi, Cubeddu vince il primo premio con medaglia d’oro, seguito da Desole, Porqueddu, Razzu e Cuccuru. Nel 1964, ’65 e ’66, a Portotorres, durante i festeggiamenti di San Gavino, Francesco Cubeddu risulta vincitore, malgrado la concorrenza dei migliori cantadores della Sardegna. Nel 1987, a Nuoro, durante la Sagra del Redentore, Cubeddu viene insignito del titolo di “Maestro del folklore isolano”. Infine, nel 1990, si esibisce durante una serata di gala alla presenza al Presidente della repubblica Francesco Cossiga e del Re spagnolo Juan Carlos.
La sua produzione discografica è davvero molto ricca. Inizia nel 1959, quando insieme al cantadore Salvatore Virdis, e accompagnati dal chitarrista Adolfo Merella, incide alcuni dischi con la Vis radio di Napoli. Sempre con Virdis e Merella, registra nel 1961 presso la Voce del padrone, a Milano.

delunasGAVINO DELUNAS

Nato a Padria (SS) nel 1895, Gavino Delunas è ritenuto uno dei più importanti personaggi nel panorama del canto sardo a chitarra. E’ stato, inoltre, una delle primissime figure a comparire sulla scena, ad affermarsi clamorosamente con il suo talento naturale e a fare scuola, a rappresentare per i giovani un valido insegnamento. La conclusione della sua esistenza, poi, lo ha fatto entrare nella storia nazionale come martire. La sua morte, avvenuta alle Fosse Ardeatine ad opera dei soldati tedeschi, ci commuove ancora oggi e ci rimane come esempio eroico, non solo umano e artistico.
Negli anni trenta, in particolare, Gavino Delunas era noto e apprezzatissimo in tutte le piazze della Sardegna, ma ha contribuito a far conoscere il canto sardo a chitarra anche in alcune città d’Italia.
Risale a quegli anni la gran parte della sua produzione musicale, con registrazioni effettuate su dischi a 78 giri. Ricordiamo, fra tante altre, “Serenata amorosa”, “A Gisella mia” di Mossa, “Sinzeru amore”, “Tempus passadu”, “A Diana mia” e “Prite, ses troppu bella”, sempre accompagnato alla chitarra da Nicolino Cabizza.

demuroFRANCO DEMURU

Nato a Oschiri (SS) nel 1943, Franco Demuru è un cantadore  che si impone all’attenzione degli appassionati di canto sardo nel 1976: in occasione della cavalcata sarda, partecipando a una gara che lo vede vincitore a pari merito con Franco Denanni. Da quel momento, insieme a Scanu, Cubeddu, Cabizza Chelo e Canu, fa parte della schiera dei cantadores più richiesti e più apprezzati.
Oltre alle innumerevoli serate in Sardegna, sono da ricordare le sue tournèe in Italia e all’estero, in particolare la partecipazione alla manifestazione “Italy in the Word” svoltasi a Los Angeles e in alcune città del Canada nel 1999.
Il suo talento canoro, intenso e vibrato, lo ha portato a ottenere un grande successo popolare e a realizzare numerose registrazioni.

denanniFRANCO DENANNI

Nato a Chiaramonti nel 1958, Franco Denanni si impone giovanissimo all’attenzione del pubblico. Le sue esibizioni esprimono qualità, sicurezza e potenza vocale. La precoce vocazione non viene mai smentita; anzi, nel 1976, in occasione della Cavalcata sarda, partecipa al festival dedicato al canto sardo a chitarra, riservato alle voci nuove, e conquista il primo premio insieme a Franco Demuro.
Ma la sua vera consacrazione avviene, sempre nello stesso anno, con la partecipazione all’Usignolo d’oro, a Ozieri, nella quale risulta vincitore.
La sua carriera, fra i cantadores dell’ultima generazione, prosegue sempre più intensa e ricca di consensi fra gli estimatori del canto sardo a chitarra, in Sardegna, fuori dall’isola e anche all’estero. Infine, numerose sono le registrazioni che Demuro ha proposto al pubblico durante la sua carriera.

desoleANTONIO DESOLE

Nato a Ploaghe nel 1898, Antonio Desole è da considerarsi tra i cantadores della prima generazione, certo fra i più notevoli di tutti i tempi. Anche perchè Desole è sempre stato un innovatore del canto sardo a chitarra, dotato di un notevole talento vocale e interpretativo, e in definitiva di grande personalità artistica. Si può certo affermare che è stato il più grande fra i cantadores a s’antiga.
Del resto, sono tanti i cantadores che hanno attinto da lui, dal suo stile, dalla sua espressività vocale, come Mario Scanu, Francesco Cubeddu di Bulzi e altri ancora. L’esordio di Desole risale al 1919, a Monti, dove ha cantato con i cantadores Bainzu Degortes e Paolo Deriu, accompagnati da Nicolino Cabizza. La carriera di Pietro Desole è fra le più longeve che si conoscano, ha superato infatti la soglia di cinquant’anni, cantando in tutte le piazze della Sardegna, costantemente animato da una passione intensa e profonda, sempre ricambiata da un vastissimo pubblico.
Il primo importante riconoscimento Desole lo ottenne a Sassari, al teatro Civico, gareggiando con i migliori cantadores e classificandosi al primo posto. La sua prima incisione risale al 1929, presso la casa discografica milanese Oni-Ofano, dove incise un disco (Ti cherzo ‘ene, del poeta Stefano Demuru) accompagnato dal sonadore Ignazio Secchi di Sorso. Poco tempo dopo incise un altro disco insieme a Luigino Cossu e a Pietro Porqueddu. Da quel momento si susseguirono numerose altre incisioni che contribuirono notevolmente a diffondere la sua fama. Del suo straordinario talento si accorse anche il musicologo Gavino Gabriel, il qualche non mancò di manifestargli pubblicamente la sua stima e il suo profondo apprezzamento.
Antonio Desole morì a Sassari nel 1991, dopo una carriera lunghissima, ricca di soddisfazioni e costellata di successi.

faisALESSANDRO FAIS

Nato nel 1936, a Sindia, fino a pochi anni fa era considerato fra i protagonisti del canto sardo a chitarra. Dotato di una voce decisamente espressiva e con una forte carica di simpatia, Fais si è imposto a lungo sino a vincere l’Usignolo d’oro, massima gara canora organizzata a Ozieri.
La sua voce melodiosa, brillante e di grande capacità comunicativa, ha fatto in modo che il pubblico gli tributasse un vasto consenso. In particolare, Fais si è distinto nell’esecuzione dei mutos de amore, ma soprattutto con il suo Ballu de Sindia, in una interpretazione allegra e movimentata, tale da coinvolgere profondamente i suoi ascoltatori. E’ stata anche la sua personalità, carica di profonda e sincera umanità, a renderlo apprezzabile e amabile al grande pubblico.
Nel 2005 gli è stato conferito un importante riconoscimento alla carriera dalle ACLI della Sardegna. Molte le registrazioni effettuate insieme ad altri cantadores, come “Sa gara”, in compagnia dei cantadores Serafino Murru e Francesco Cubeddu, del chitarrista Antonio Marongiu e del fisarmonicista Pietro Madau.

AGOSTINO FALCHI

Nato ad Ardara il 22 ottobre 1934, Agostino Falchi incomincia a cantare quando è ancora un ragazzo. Ha poco più di sedici anni, infatti, quando sale sul palco, a Siligo, sia pure per pochi minuti, per dimostrare le due doti canore. Lo fa con disinvoltura, sicuro delle sue qualità e in compagnia di personaggi ben collaudati e già noti al grande pubblico, come Mario Scanu, Luigino Cossu e Leonardo Cabizza.
E’ a Porto Torres che avviene il suo esordio, nel 1956, esibendosi al fianco di Porqueddu, Cubeddu e Pintus. Sono molte le gare a cui partecipa durante quello stesso anno, ogni volta confermando le sue notevoli qualità. Non altrettanto accade negli anni successivi. Anzi, a causa di una condizione personale decisamente sfavorevole, si vede costretto a rimanere lontano dai palchi. E quando finalmente le condizioni mutano e gli permettono di frequentare le gare, la sua stella non fa più ritorno ai livelli dell’anno di esordio, nonostante non gli manchino le doti e continui a riscuotere l’apprezzamento di tutti i suoi colleghi.
Nel 1988, a Ozieri, gli viene attribuito il titolo di Usignolo d’oro della Sardegna. Un riconoscimento che avrebbe merito già molto prima, e che ora vale anche come premio alla carriera.

fal_37FRANCESCO FALCHI

Francesco Falchi, nato ad Ardara il 20 luglio 1939, si è rivelato, fin dall’inizio della sua carriera, un cantadore di grandi qualità. Appena un anno dopo il suo esordio, avvenuto nel 1974, gli venne assegnato alla manifestazione ozierese il titolo di Usignolo d’oro della Sardegna. Grazie alle sue doti vocali e anche alla sua originalità espressiva, caratteristiche apprezzate ovunque e da un pubblico sempre più vasto, la sua carriera si è potuta sviluppare nell’arco di circa trent’anni. Francesco Falchi è sicuramente da annoverare fra i cantadores più celebrati di tutta la Sardegna.
Oltre che con le sue naturali qualità tecniche, con la capacità di gestire la voce in tutte le forme di canto a chitarra, ha saputo imporsi e farsi apprezzare tanto a lungo anche con la sua personale impronta espressiva, delicata quanta intensa, fatta di sentimenti, emozioni e anche di suggestioni, con le quali riusciva ad evocare atmosfere, memorie e nostalgie remote. Le stesse, in fondo, che il suo pubblico ritrovava durante l’ascolto in piazza, con palpabile vividezza, nella sua vita personale. Il suo canto diventava così anche qualcos’altro rispetto a se stesso, molto più che uno strumento capace un’ottima esibizione; come d’incanto viaggiava lontano, spalancava i confini del tempo, e con lui viaggiava anche il pubblico che lo ascoltava commosso e dunque naturalmente partecipe.

mannoniFRANCESCO MANNONI

Nato a Luogosanto nel 1899, Francesco Mannoni, noto Chiccheddu, è un cantadore della prima generazione, considerato giustamente fra i più grandi della Sardegna. Insieme al naturale talento di cui era dotato, la sua notevole personalità, variegata e molto espressiva, ha poi contribuito a renderlo decisamente accattivante alla gran parte del pubblico.
Fin dagli esordi, avvenuto nel 1922 a Tempio Pausania, cantando con Candida Mara, si rivela in possesso di uno stile personale, inconfondibile, con il quale riesce facilmente a catturare l’attenzione e l’apprezzamento del pubblico.  In quella occasione, quando aveva appena 23 anni, viene accompagnato dal sonadore Giovanni Tamponi, anche lui di Luogosanto.
Francesco Mannoni era anche portatore della cultura gallurese, della storia della sua gente, degli stazzi, delle campagne, e il racconto di queste tradizioni, presentato nelle serate in modo suggestivo, simpatico e persino fantasioso, facevano di lui un cantadore ma anche una sorta di cantastorie, sempre applaudito e gradito al pubblico.
Soltanto a carriera già avanzata, all’inizio degli anni ’60, Ciccheddu Mannoni si decise a registrare la sua voce su alcuni dischi, presso la casa discografica Nuraghe. Ma la sua voce risulta comunque nota a tutti, qualsiasi cosa cantasse, in particolare era notao per la sua “La più beddha di Gaddhura”, dedicata a Nostra Signora di Luogosanto, con la quale riusciva a esprimere i profondi sentimenti e il forte senso di religiosità della sua gente. Non possiamo poi non ricordare che Ciccheddu Mannoni fece parte del famoso Quintetto di Aggius.
La carriera di Ciccheddu Mannoni, sempre ricca di consenso popolare, è durata ben 55 anni, cantando sino all’età di 77 anni. E’ morto ad Alghero nel 1978.

mannuMARIO MANNU

Nato a Cossoine nel 1933, Francesco Maria Mannu, noto Mario, si appassiona al canto sardo e insieme lo apprende nella sua stessa famiglia, dal padre; ma anche anche i fratelli Antonio e Salvatore condividono la passione per il canto sardo a chitarra. Il suo esordio avviene a Tempio Pausania, insieme a Nanni Soggiu di Perfugas, Luigino Cossu di Trinità d’Agultu e Giuseppe Puxeddu di Sedini, tutti accompagnati dal sonadore Giovanni Scanu di Luras.
Risulta poi decisivo il suo inserimento in un gruppo di cantadores e sonadores che, oltre a lui, comprendeva Mario Firinaiu, Giovannino Casu, Michele Senes e Tamponeddu.
Nel 1969 incide i suoi primi dischi, a Roma, con la casa discografica Nuraghe, insieme a tutto il suo gruppo. Altre incisioni Mario Mannu le effettua nel 1975, insieme al cantadore Giuseppe Pintus, entrambi accompagnati alla chitarra da Michele Senes.
Nel 1972 partecipa all’Usignolo d’oro, gara canora che si svolge a Ozieri, nella quale vince il trofeo riservato al canto a s’othieresa.
Grazie a una voce di notevole spessore, dal registro tenorile, ma anche di immediata gradevolezza, la carriera di Mario Mannu riesce a protrarsi per ben quarant’anni, durante i quali si esibisce in gran parte della Sardegna, nel continente e all’estero, comparendo spesso in importanti trasmissioni televisive.

GIOVANNINO MARRUNCHEDDU

Giovanni Antonio Marruncheddu, noto giovannino, nasce a Semestene il 29 agosto 1933. Nella sua vita ha svolto la professione di insegnante, e questo ha fatalmente limitato le sue esibizioni, durante le quali sono sempre state apprezzate le sue doti e le sue caratteristiche che ricordavano, in particolare, i cantadores più antichi.
Oltre che come cantadore solista, nella sua carriera si è esibito anche con una formazione denominata Trio del Marghine, costituita da lui, Giuseppe Pintus e dal chitarrista Pittui.
Sia come cantadore di gara che come componente del Trio del Marghine, si è fatto apprezzato per diversi anni e in tante piazze.

nuvoli

ANTONIO NUVOLI

Antonio Nuvoli, nato a Ploaghe nel 1915, è un cantadore che ci ricorda, prima di tutto, il suo caratteristico “Cantu de sa foresta”, una sorta di elaborazione metrico-musicale dei suoi giovanili duetti con gli usignoli. Un canto che poi si muove come motivo ispiratore nello sviluppo della sua personalità melodica. Sua composizione è anche “Su muttu de su ricordu perenne”.
Al suo primo esordio, ad Ardara, lo troviamo già in buona compagnia, con Mario Scanu e Nicolino Cabizza. Quindi a Perfugas, con Antonio Desole e Adolfo Merella. Durante la sua brillante carriera si è esibito anche con Maria Rosa Punzirudu, Ciccheddu Mannoni, Luigino Cossu, Giuseppe Puxeddu, Serafino Murru, Tonino Canu, Alessandro Fais, Giovannino Casu, Peppe Pintus, Salvatore Virdis, Mario Firinau, Giovanni Pintus, Antonio Meloni e con altri ancora. Fra le sue incisioni ricordiamo: “Cantu in Re” e “Su muttu e sos puzones”, quest’ultimo composto da lui stesso. Tutti notevoli compagni di viaggio, che testimoniano il suo ordine di grandezza. Va anche rilevato che con il suo modo di cantare, soprattutto le ottave e i muttetos, ha portato nel canto sardo una ventata di freschezza, una genuina espressività che è stata sempre particolarmente apprezzata, anche fuori dall’isola.
Antonio Nuvoli, fedele alla più pura tradizione del canto sardo a chitarra, è stato un cantadore che si è esibito senza la pretesa di essere comunque pagato per le sue prestazioni. La passione per il canto, diciamo pure l’amore, per Nuvoli significava in qualche modo una gratificazione. Passione e amore che oggi costituiscono un nobile esempio, insieme a una preziosa memoria del canto sardo a chitarra e, in definitiva, un importante patrimonio della nostra collettività.

pintusGIUSEPPE PINTUS

Giuseppe Pintus, noto Peppe, nato a Bonorva nel 1941, morto nel 2015. Il suo esordio avviene nel 1959,  a Bonorva, dove canta in pubblico ottenendo un notevole apprezzamento. Da questo momento in poi ha occasione di confrontarsi con cantadores di grande fama, vecchi e nuovi. Nel 1972 partecipa all’Usignolo d’oro, a Ozieri, e si classifica al secondo posto, dopo Mario Mannu, risultato vincitore.
Il suo primo disco, un 45 giri, lo incide insieme al cantadore Giovanni Marruncheddu e  al chitarrista Angelo Pittui, Il gruppo viene allora chiamato il Trio del Marghine.  Giuseppe Pintus incide poi alcune musicassette: due nel 1975 con  il cantadore Mario Mannu e il chitarrista Michele Senes, una terza musicassetta la incide nel 1995, accompagnato alla chitarra da Marino Carta e alla fisarmonica da Gino Farina.
Numerose sono state le sue esibizioni, anche fuori dall’isola; a Roma, Genova, Savona, Ivrea, e anche all’estero: Svizzera, Francia, Germania. E ogni volta, in Italia e all’estero, le sue serate sono state contraddistinte dalla grande partecipazione di pubblico, dalla simpatia e dall’affetto.

pirrighed_47MARIA TERESA PIRRIGHEDDU

Nata a Tempio Pausania il 12 giugno 1942, Maria Teresa Pirrigheddu s’innamora del canto sardo, e rapidamente lo apprende, ascoltando prima di tutto quello gallurese, spesso nella sua stessa famiglia, dalla bocca del padre. Il suo apprendimento si estende, con il passare del tempo, agli altri caratteristici canti sardi a chitarra.
Il suo esordio avviene nel 1975, a Bantine, dopo il quale le sue esibizioni diventano sempre più frequenti. Di lei destano notevole interesse sia la raffinatezza della voce che l’elegante presenza scenica. La delicatezza e la sensibilità della sua voce si accompagnano al suo gradevole aspetto fisico. Dal 1983, insieme al chitarrista Antonio Marongiu, si propone come Duo Logudoro, riscuotendo per diversi anni un notevole successo.
Nel 2008 si esibisce alla Biennale di Venezia applaudita da oltre 600 spettatori paganti. Vanta numerose incisioni.

 

 

porquedduPIETRO PORQUEDDU

Nato a Porto Torres nel 1894, Pietro Porqueddu è un cantadore della prima generazione. Durante la sua carriera, abbreviata e resa difficoltosa dalla cecità, ha fatto sempre valere le sue doti di potenza vocale e capacità espressiva, in particolare con le forme più antiche del canto sardo a chitarra. Sapeva imporsi soprattutto con il “canto in re” e con la sua personalissima “Disisperada”, che chiudeva in re maggiore, diversamente quindi dagli altri cantadores.
La sua prima registrazione risale al 1929, con la casa discografica La voce del padrone, di Milano. Qui incide insieme al cantadore  Luigino Cossu e al sonadore Ignazio Secchi. Nei primi anni trenta incide alcuni dischi insieme a Luigino Cossu, Pietro Desole e Ignazio Secchi. Negli stessi anni incide anche insieme a Maria Rosa Punzirudu, entrambi accompagnati dal sonadore Nicolino Cabizza. Nel 1939, su invito del poeta Francesco Cubeddu, residente nelle capitale, partecipa a una serata musicale organizzata dallo stesso poeta ozierese, insieme a molti altri cantadores e sonadores.
Pietro Porqueddu partecipa, nei primi anni ’40, alla più importante manifestazione riservata al canto sardo a chitarra e organizzata durante l’agosto sassarese. Per ben due volte la gara viene vinta, in due anni successivi, da Pietro Porqueddu, riuscendo a prevalere sui più grandi cantadores del tempo; al terzo anno che partecipa si classifica al secondo posto, preceduto da Giovanni Bainzu Degortes.
Pietro Porqueddu, durante la sua brillante carriera, si è esibito insieme a Maria rosa Punzirudu, Chiccheddu Mannoni, Pietro Desole, Nicolino Cabizza, Adolfo Merella, Antonio Zuncheddu, Peppino Doro e tanti altri. Muore, ormai quasi cieco, nel 1974.

scanuMARIO SCANU

Nato a Luras nel 1910, Mario Scanu segue fin da ragazzo le sagre paese e inizia ad appassionarsi al canto sardo a chitarra. La prima ad ascoltarlo e ad apprezzarlo, all’età di 12 anni, è stata Candida Mara, a Nulvi. Forte dell’incoraggiamento di una cantante tanto famosa, Mario Scanu prosegue nel suo apprendimento del canto sardo e nella formazione di una personalità vocale capace di affascinare il pubblico sardo.
Il suo esordio avviene nel 1935, nel suo paese, con lui si esibiscono anche Maria Rosa Punzirudu, Giovanni Bainzu Degortes e Paolo Deriu. Di certo influirono positivamente su di lui l’amicizia, i consigli e il sodalizio con Luigino Cossu, spesso in coppia nelle frequentissime esibizioni in moltissime piazze della Sardegna. Ma anche la sua originalità vocale ed espressiva, unita alla sua capacità di improvvisare, contribuirono a fare di lui un vero e proprio personaggio, inconfondibile. La sua melodia risultava sempre calda, ricca e brillante.
Mario Scanu, dopo averci lasciato una folgorante carriera e anche alcune pregevoli registrazioni, muore a Tempio Pausania nel 1987.