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IL COMICO NEL BALLO. CELESTINO FOGU.

Di Giovanni Strinna.

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Nonostante ormai pochi ricordino il suo nome, Celestino Fogu è stato uno dei più celebri cantori e suonatori di organetto di tutta la prima metà del Novecento. Zelestinu, nome col quale era noto per antonomasia in molti centri del Sassarese, nacque ad Osilo il 16 dicembre 1882. Poco altro sappiamo della sua vita. Sembra che abbia iniziato a lavorare giovanissimo come muratore, attività a cui affiancò ben presto le sue esibizioni artistiche; a trentatré anni sposò a Usini Francesca Madrau. Quasi certamente trascorse molta parte della sua vita a Sassari, dove morì il 4 maggio 1959.

La passione per l’organetto iniziò a fruttare a Celestino una grande popolarità fin dal primo dopoguerra, quando nei paesi dell’Anglona, dopo gli anni del lutto e del silenzio, si riprese a festeggiare le feste patronali con un entusiasmo nuovo, e la presenza del suonatore divenne sempre più un elemento indispensabile. E se erano ancora pochi quelli che possedevano un organetto diatonico, ancora meno erano i suonatori capaci di animare i balli col proprio canto e nel contempo col suono dell’organetto (a boghe e sonette). Per questo egli riceveva assiduamente richieste dai comitati di tanti paesi dell’Anglona e del Sassarese, conquistandosi una fama solida e diventando l’animatore dei balli per eccellenza. Suonatore, ma anche mimo. Comicu, anzi, è precisamente il termine con cui veniva definito, come a marcarne la differenza rispetto a un comune sonadore. Benché infatti egli non fosse dotato di una figura imponente (era piuttosto basso di statura), riusciva ad attirare l’attenzione come un vero mimo, con la comicità delle sue smorfie e con le mosse del corpo, ma soprattutto con le strofette dei suoi dillos o canthones de ballu. Tutte canzoni satiriche o dai doppi sensi, pensate per far ridere uomini e donne: istrollobios pro fagher a riere. Da Comare Lepperedda alla canzone de sa colora moltha a quella della candela e delle ragazze con il fuoco sotto la gonnella, che oggi ricordano in pochi. E nelle pause di riposo, giù a raccontare barzellette.

Quando correva in un paese la parola magica: - Istanotte nachi b’est Zelestinu, sonende - correvano ad ascoltarlo giovani e anziani, donne nubili e sposate.
- Finas sas battias b’andaìan, a l’intendere - racconta Angela Piras di Osilo. Le vedove, insomma, derogavano agli obblighi imposti dal lutto, non si lasciavano sfuggire l’occasione, se alla festa c’era Celestino.
Le persone che ho intervistato ricordano di averlo ascoltato con grande divertimento, negli anni 1930-1935, in feste patronali come quelle di San Gavino di Muros, San Quirico di Cargeghe, San Bartolomeo e Sant’Isidoro a Ossi, Santa Giulia a Nulvi e alla festa della Trinità di Saccargia. Viaggiava ovunque lo chiamassero, nonostante l’angustia e le difficoltà che imponeva il raggiungere queste località:
- Inue bi funi divertimentos isse bi fut sempre - ricorda Salvatore Pintus di Osilo.
La pace è interrotta dal secondo conflitto mondiale, che lascia anche in Sardegna tanta miseria. Ma al termine della guerra ritorna, più forte che mai, il bisogno di musica e di intrattenimento alle feste. Ad Osilo, località in cui non mancarono mai dei bravi suonatori, era un ospite fisso dei sozios, i locali privati, dove animava i balli del Carrasegare fino alla Mezzanotte o all’una. Qui, assecondando le mode e le richieste della clientela, seduto ad un canto cominciava con i balli a sa zivile: valzer, mazurka, polka, etc., per concludere con un giro di ballo sardo, che ormai non era che una tra le tante opzioni e anzi, nei paesi gravitanti intorno a Sassari, iniziava ad entrare in decadenza. I motivi del ballo sardo, tuttavia, erano quelli a cui restava più affezionato.

In un tempo in cui i cantadores iniziavano a specializzarsi e a considerare seriamente il canto sardo come un’arte e non più come un passatempo, Celestino Fogu fu tra i primi, insieme a Gavino Delunas, a Nicolino Cabitza e a Maria Rosa Punzirudu, ad affidare la propria voce e la musica ad un supporto magnetico. Al 1934 risale la sua prima registrazione sicura: si tratta di un 78 giri per l’Etichetta Fonola, dal titolo Ballo sardo logudorese / Danza logudoresa, in cui suona l’organetto e canta, accompagnato anche dalla chitarra dello stesso Cabitza. Ma bisogna forse risalire al 1930 per una incisione ancora anteriore, fatta con il cantadore di Ozieri Giuseppe Langiu e con lo stesso Cabitza, per “La voce del Padrone”. In un altro disco del 1934, un 78 giri Fonotecnica intitolato Canto nuorese / Canto nuovo, ritroviamo ancora la voce di Giuseppe Langiu accompagnata da Nicolino Cabitza e probabilmente dall’organetto di Celestino Fogu.

 

 
     
   
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