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La chitarra sarda, secondo gli studiosi, è da ritenersi di origine spagnola. Lo confermano alcuni testi che riferiscono dell'usanza fra i sardi di fare serenate notturne sotto le finestre delle ragazze, suonando proprio una chitarra di tipo spagnolo. Fino al 1950 non era però diffuso un vero e proprio modello classico, erano piuttosto chitarre artigianali. I primi modelli di chitarra sarda compaiono negli anni '50, per accompagnare i cantadores, e sono di provenienza siciliana, realizzate in genere a Catania. In alternativa, veniva utilizzate una “terzina”, una chitarra abbastanza comune e di dimensioni ridotte rispetto a quella classica.
La differenza fra le due chitarre consisteva, oltre che nella dimensione, nella diversa accordatura. Le “terzine” richiedevano un'accordatura con tonalità più alta, accordatura che costringeva i cantadores a un più elevato sforzo vocale. Evidentemente, dovendo cantare per diverse ore accompagnati dalle “terzine” e senza alcuna amplificazione, era indispensabile che il cantadore fosse attrezzato di una notevole emissione vocale, molto espressiva e brillante, ma soprattutto robusta, diciamo pure potente.
Diversi chitarristi hanno cercato, nel tempo, di innovare la chitarra e di renderla sempre più adeguata alle esigenze dei cantadores, come Peppino e Ignazio Secchi di Sorso, ma specialmente Nicolino Cabizza e Adolfo Merella. Nicolino Cabizza ha dato alla figura del chitarrista anche una connotazione diversa, meno limitato nel suo ruolo, facendone un personaggio alla pari con i cantadores. Lo spettacolo se ne è avvantaggiato sicuramente e il pubblico ha sempre mostrato di apprezzarlo.
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