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ACCADE AL CANTADORE LUIGINO FOIS. (*)
Di Franceschino Dettori.
La gara di canto sardo a chitarra si è conclusa come al solito a tarda notte. La gente va via un poco alla volta, assonnata ma con lo sguardo soddisfatto. Per quei pochi che rimangono, Comitato e fedelissimi appassionati, è il momento di bere insieme, di intrecciare i commenti, di tirare le somme. Chi ha cantato meglio, chi meno bene, chi è riuscito a conquistare di più le simpatie del pubblico. Bravura e capacità di emozionare non sono comunque divisibili, dicono i più.
A un certo punto, il cantadore Luigino Fois, mentre accanto un gruppo di appassionati continua a discutere animatamente, viene avvicinato da un uomo di mezza età e invitato a un colloquio privato e anche urgente. Il cantadore accetta la richiesta un po' perplesso, più per educazione che per convinzione. Dapprima l'uomo si complimenta con il cantadore per la splendida esibizione, è felice di aver vissuto una bellisima serata anche grazie a lui. Ma dopo un poco gli confessa che ben altro, e davvero particolare, è il motivo che lo ha spinto ad avvicinarlo, a parlargli senza la presenza di testimoni.
“E cale est custu motivu?” chiede Luigino Fois visibilmente sorpreso e insieme incuriosito.
“Tiu Luigì, bos devo narrere una cosa unu pagu delicada...” fa l'uomo con tono preoccupato e allusivo.
“E naramila, tando”, lo sollecita Luigino Fois. “Naramila custa cosa, ite ses aispettende?”
“Mi risultada chi vostè devet andare in d'una atera idda a cantare, e pro custu devides partire cun su postale de su manzanu”.
“Già est beru, devo partire cun su postale de manzanu”.
“No partedas custu manzanu, tiu Luigì”, fa l'uomo guardandolo negli occhi, quasi supplicandolo. “De abberu, no partedas cun cussu postale, lassadela a istasero sa partenzia”.
“Ma pro cale motivu mi ses nende custu?” chiede Luigino Fois, superando la sorpresa; è stupito ma anche intenzionato a saperne di più, a capire cosa si nasconde dietro quello strano consiglio.
“Est unu segretu chi no bos poto rivelare... Aiscultademi, però, partide cun su postale de istasero”.
Vedendo che il cantadore rimaneva ancora dubbioso, soggiunge: “Mì, tiu Luigì, sa mia est peraula de amigu!”
Luigino Fois, osservando ancora una volta lo sguardo dell'uomo, sente di dover ascoltare la parola dell'amico, anche se non lo aveva mai incontrato prima. Capisce in cuor suo che è sincero mentre gli dice: sa mia est peraula de amigu! Capisce insomma che deve fidarsi. E decide così di non partire al mattino, di rinviare alla sera.
Il giorno dopo, ormai arrivato nel paese dove deve cantare, Luigino Fois viene a sapere che la corriera che lui doveva prendere al mattino era stata fermata dai banditi e tutti i passeggeri erano stati derubati. Provvidenziale, dunque, era stato il consiglio di non partire con il postale del mattino. Provvidenziale, prima di tutto, sa peraula de s'amigu. Della quale si era fidato.
(*) Il vero nome del cantadore è un altro, quello qui riportato è fittizio.
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