Sonadores

bandeFRANCESCO BANDE, organettista

Nato a Bultei nel 1930, Francesco Bande inizia a suonare giovanissimo l’organetto diatonico, seguendo le orme del padre, anche lui organettista; così questa passione appena ereditata diventa rapidamente e profondamente la più grande passione della sua vita. Costantemente dedito alla cultura e alla musica della Sardegna, Francesco Bande, virtuoso dell’organetto e della fisarmonica, è stato un divulgatore serio e instancabile delle tradizioni sarde, nell’isola e in tutto il mondo.
Sempre con la stessa passione e la stessa intensità, la stessa capacità di coinvolgere e di trascinare lo spettatore, Francesco Bande suonava e cantava nelle grandi feste popolari della Sardegna ma anche nelle sagre paesane minori, nei matrimoni e nelle grandi platee dell’Europa e dell’America.
Francesco Bande, che era anche autore e compositore di musiche e arrangiamenti originali, ha rappresentato la Sardegna in numerose manifestazioni a livello nazionale e internazionale, conquistando negli anni ’60 una vastissima popolarità. Notevole poi anche la sua produzione artistica, incisa su dischi, come alcune musiche tradizionali sarde. Fra le quali: Sa logudoresa seria, Su passu torradu, Sa danza de Bultei e Cavalcata sarda.
Negli ultimi anni della sua vita -morì a soli 58 anni nel suo paese di origine, Bultei-,  era impegnato nella realizzazione di un grande progetto: un circolo culturale, che doveva essere un luogo d’incontro e di confronto fra artisti e musicisti sardi, innamorati della storia e delle tradizioni della propria terra.
Purtroppo non fece in tempo a vedere concretizzata questa idea; divenne però quasi un testamento spirituale. Saranno la moglie, Bastianina Mannu, e la figlia Inoria a dare vita al Circolo immaginato da Francesco Bande, che ovviamente è stato dedicato a lui. Il Circolo poi è diventato anche un Museo, oggi giustamente considerato un prezioso punto di riferimento, fondamentale per la storia, la cultura e le tradizioni popolari della Sardegna, in particolare quelle musicali.

nicolino_cabizzaNICOLINO CABIZZA, chitarra

Nato a Ploaghe l’1 febbraio 1904, fin da ragazzo si impose all’attenzione dei suoi compaesani cantando nella bettola insieme a Filippo Addis. Infatti, a soli 14 anni partecipò a una gara di canto insieme a Paolo Deriu, a Degortes e a Candida Mara. In molti erano soliti accorrere ad ascoltarlo, ma purtroppo potè cantare solo per due anni, dal 1918 al 1920. La perdita della voce, dovuta forse alle lunghe camminate notturne e all’acqua fredda bevuta, lo convinse a spostare il suo interesse verso la chitarra. Divenne così un chitarrista virtuoso, dallo stile personale, e non tardò a raggiungere una grande notorietà.
A vent’anni Cabizza si arruola nell’Arma dei carabinieri, dalla quale si congeda nel 1927, richiamato dalla vocazione al canto sardo. Si stabilisce a Codrongianos dove esercita il mestiere di fabbro, qui sposa una codrongianese e qui abita per 54 anni.
Nel 1930 arrivano i primi dischi, registrati presso La voce del padrone, ne seguono altri nel 1932 e nel 1933, accompagnando con la chitarra Giuseppe Langiu, Celestino Fogu, Gavino Delunas, Maria Rosa Punzirudu e tanti altri.
Nel 1946 viene chiamato alle armi e fino al 1945 presta servizio a Berchidda, nei carabinieri a cavallo.
Dal 1946 in poi si dedica completamente alle gare di canto sardo, durante le quali cresce notevolmente la simpatia e il consenso tributato dal pubblico, il quale apprezza il chitarrista e anche il personaggio. Per queste sue doti, l’onorevole Attilio Deffenu lo chiama all’inaugurazione della Fiera campionaria di Roma.
Nel 1954 lo troviamo in giro per l’Europa per una serie di spettacoli: in Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Lussemburgo.  Nello stesso anno, insieme a Leonardo Cabizza, partecipa alla trasmissione radiofonica Campanile d’oro, condotta da Silvio Gigli; grazie alla sua bravura e a quella di Leonardo Cabizza, la Sardegna conquista il 2° posto fra le regioni partecipanti. Silvio Gigli lo definisce: “Maestro estroso e mostro di bravura nel creare accordi”.
Alle manifestazioni del ferragosto sassarese, svoltesi nel 1927, conquista il 1° Premio come miglior chitarrista.
Si deve a lui, alla sua idea di spettacolo, l’introduzione della fisarmonica nelle gare di canto sardo, che così conferisce alle gare un nuovo brio e un nuovo ritmo, specialmente nella esecuzione dei muttos, durante i quali Cabizza esprime le sue ardite acrobazie nel pizzicare le corde e in particolare la sua mimica, la sua calda comicità.
La sua ricchissima attività dura cinquant’anni, con numerosi riconoscimenti ed espressioni di affetto e simpatia.  La sua ultima esibizione avviene ad Ossi, nel 1979, in compagnia dei più noti cantadores. Viene qui festeggiato e premiato per i suoi cinquant’anni di carriera. Muore a Codrongianos il 26 luglio 1983.

faraPIETRO FARA, chitarra

Nato a Pozzomaggiore nel 1923, Pietro Fara è stato un brillante chitarrista la cui carriera, iniziata nel 1954, si  è interrotta prematuramente con la sua morte avvenuta nel 1974. Si è esibito in tutte le piazze della Sardegna, in Italia e all’estero, riscuotendo sempre ampi consensi e calorosa simpatia.
In particolare, la sua carriera è stata legata alla formazione artistica denominata “Terzetto sardo”, insieme ai cantadores Tonino Canu e Giuseppe Chelo. Di Pietro Fara ci rimangono moltissimi dischi incisi con la RCA italiana, a Roma, insieme a Canu e Chelo.
La sua ricca e appassionata attività artistica viene stroncata da un infarto, durante un viaggio in Francia, dove si stava recando per una tournée insieme al fisarmonicista Peppino Pippia e ai cantadores Chelo e Cabizza. Morì alcuni giorni dopo, era il 5 aprile 1974.

CELESTINO FOGU

Nonostante ormai pochi ricordino il suo nome, Celestino Fogu è stato uno dei più celebri cantori e suonatori di organetto di tutta la prima metà del Novecento. Zelestinu, nome col quale era noto per antonomasia in molti centri del Sassarese, nacque ad Osilo il 16 dicembre 1882. Poco altro sappiamo della sua vita. Sembra  che abbia iniziato a lavorare giovanissimo come muratore, attività a cui affiancò ben presto le sue esibizioni artistiche; a trentatre anni sposò a Usini Francesca Madrau. Quasi certamente trascorse molta parte della sua vita a Sassari, dove morì il 4 maggio 1959.
La passione per l’organetto iniziò a fruttare a Celestino una grande popolarità fin dal primo dopoguerra, quando nei paesi dell’Anglona, dopo gli anni del lutto e del silenzio, si riprese a festeggiare le feste patronali con un entusiasmo nuovo, e la presenza del suonatore divenne sempre più un elemento indispensabile. E se erano ancora pochi quelli che possedevano un organetto diatonico, ancora meno erano i suonatori capaci di animare i balli col proprio canto e nel contempo col suono dell’organetto (a boghe e sonette). Per questo egli riceveva assiduamente richieste dai comitati di tanti paesi dell’Anglona e del Sassarese, conquistandosi una fama solida e diventando l’animatore dei balli per eccellenza. Suonatore, ma anche mimo. Comicu, anzi, è precisamente il termine con cui veniva definito, come a marcarne la differenza rispetto a un comune sonadore. Benché infatti egli non fosse dotato di una figura imponente (era piuttosto basso di statura), riusciva ad attirare l’attenzione come un vero mimo, con la comicità delle sue smorfie e con le mosse del corpo, ma soprattutto con le strofette dei suoi dillos o canthones de ballu. Tutte canzoni satiriche o dai doppi sensi, pensate per far ridere uomini e donne: istrollobios pro fagher a riere. Da Comare Lepperedda alla canzone de sa colora moltha a quella della candela e delle ragazze con il fuoco sotto la gonnella, che oggi ricordano in pochi. E nelle pause di riposo, giù a raccontare barzellette.
Quando correva in un paese la parola magica: – Istanotte nachi b’est Zelestinu, sonende – correvano ad ascoltarlo giovani e anziani, donne nubili e sposate.
– Finas sas battias b’andaìan, a l’intendere – racconta Angela Piras di Osilo. Le vedove, insomma, derogavano agli obblighi imposti dal lutto, non si lasciavano sfuggire l’occasione, se alla festa c’era Celestino.
Le persone che ho intervistato ricordano di averlo ascoltato con grande divertimento, negli anni 1930-1935, in feste patronali come quelle di San Gavino di Muros, San Quirico di Cargeghe, San Bartolomeo e Sant’Isidoro a Ossi, Santa Giulia a Nulvi e alla festa della Trinità di Saccargia. Viaggiava ovunque lo chiamassero, nonostante l’angustia e le difficoltà che imponeva il raggiungere queste località.
– Inue bi funi divertimentos isse bi fut sempre – ricorda Salvatore Pintus di Osilo.
La pace è interrotta dal secondo conflitto mondiale, che lascia anche in Sardegna tanta miseria. Ma al termine della guerra ritorna, più forte che mai, il bisogno di musica e di intrattenimento alle feste. Ad Osilo, località in cui non mancarono mai dei bravi suonatori, era un ospite fisso dei sozios, i locali privati, dove animava i balli del Carrasegare fino alla Mezzanotte o all’una. Qui, assecondando le mode e le richieste della clientela, seduto ad un canto cominciava con i balli a sa zivile: valzer, mazurka, polka, etc., per concludere con un giro di ballo sardo, che ormai non era che una tra le tante opzioni e anzi, nei paesi gravitanti intorno a Sassari, iniziava ad entrare in decadenza. I motivi del ballo sardo, tuttavia, erano quelli a cui restava più affezionato.
In un tempo in cui i cantadores iniziavano a specializzarsi e a considerare seriamente il canto sardo come un’arte e non più come un passatempo, Celestino Fogu fu tra i primi, insieme a Gavino Delunas, a Nicolino Cabitza e a Maria Rosa Punzirudu, ad affidare la propria voce e la musica ad un supporto magnetico. Al 1934 risale la sua prima registrazione sicura: si tratta di un 78 giri per l’Etichetta Fonola, dal titolo Ballo sardo logudorese / Danza logudoresa, in cui suona l’organetto e canta, accompagnato anche dalla chitarra dello stesso Cabitza. Ma bisogna forse risalire al 1930 per una incisione ancora anteriore, fatta con il cantadore di Ozieri Giuseppe Langiu e con lo stesso Cabitza, per “La voce del Padrone”. In un altro disco del 1934, un 78 giri Fonotecnica intitolato Canto nuorese / Canto nuovo, ritroviamo ancora la voce di Giuseppe Langiu accompagnata da Nicolino Cabitza e probabilmente dall’organetto di Celestino Fogu.

madauPIETRO MADAU, fisarmonica

Nato a San Vero Milis nel 1937, Pietro Madau si è dapprima dedicato alla organizzazione delle manifestazioni del suo paese, come il carnevale e le feste in piazza. Poi, agli inizi degli anni ’60, come gli aveva suggerito Nicolino Cabizza, ha iniziato ad accompagnare i cantadores. E’ stato dunque uno dei primi fisarmonicisti ad affiancare il tradizionale chitarrista durante le gare di canto sardo. Infatti, dopo Pippia, Vercellino e Tamponeddu, anche lui è presente in quasi tutte le gare che si svolgono in Sardegna e anche all’estero.
Ha accompagnato moltissimi cantadores, come Canu, Meloni e Fais, e ha poi registrato molti canti sardi insieme a loro e a tantissimi altri. Lo troviamo, ad esempio, nella registrazione in musicassetta “Sa gara”, insieme al chitarrista Antonio Marongiu e ai cantadores Murru, Cubeddu e Fais.

marongiuANTONIO MARONGIU, chitarra

Nato ad Osilo nel 1937, Antonio Marongiu ha rivelato fin dal suo esordio, avvenuto nel 1967, un grande talento caratterizzato da uno stile originale. Per questo motivo è stato il chitarrista preferito di molti cantadores. Scelto da molti anche per la capacità di adattamento a qualunque voce, a qualunque caratteristica personale. In particolare, Antonio Marongiu ha accompagnato Franca Pinna, Maria Teresa Pirrigheddu, Cecilia Concas, Cinzia Boi, Giuliana Carta, Nigia Garai e Silvia Sanna.
Antonio Marongiu si è esibito ovunque, sia in Sardegna che in Italia, ma anche all’estero: in Argentina, Belgio, Francia, Germania, Olanda e Svizzera. Notevole è la sua produzione discografica, ricordiamo: “Sardas melodias” con il cantadore Giommaria Faedda; “Sa gara”, con i cantadores Serafino Murru, Alessandro Fais, Francesco Cubeddu e il fisarmonicista Pietro Madau; “Su leone de su Logudoro”, con il cantadore Leonardo Cabizza; “Boghes de manzanile”, con i cantadores Giovannino Casu, Antonio Porcu e il fisamonicista Gino Farina; “Cantos de su Logudoro”, con i cantadores Francesco Cubeddu, Francesco Falchi e il fisarmonicista Gino Farina.

pippiaPEPPINO PIPPIA, fisarmonica

Nato a Narbolia nel 1937, Peppino Pippia è stato il primo fisarmonicista a salire sul palco e ad accompagnare i cantadores, insieme al tradizionale chitarrista. E’ accaduto durante una gara a Codrongianos. Nicolino Cabizza, convinto che il palco dovesse essere arricchito e rinnovato con un’altra figura, ha invitato Peppino Pippia, allora giovanissimo, a esibirsi insieme ai cantadores e al chitarrista. Per il canto sardo fu una vera rivoluzione, apprezzata dagli innovatori e contestata dai tradizionalisti. Per Peppino Pippia fu indubbiamente un crescente successo, soprattutto da quando fece coppia con il chitarrista Adolfo Merella, costituendo un duo affiatato e di grande qualità.
Moltissime le sue esibizioni, non solo in Sardegna e in Italia, ma anche all’estero, e non di meno le registrazioni.